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Deterioramento del pianeta — Il premio Nobel Alexis Carrel così scriveva nel 1935 nel suo famoso libro «L' Uomo, questo sconosciuto»: «La civiltà moderna si trova in una brutta situazione, perché non ci conviene... È dovuta al capriccio delle scoperte scientifiche, degli appetiti degli uomini, delle loro illusioni, delle loro teorie e dei loro desideri. Sebbene sia edificata da noi, non è fatta nella nostra misura... Non ci si attaglia. Vi siano infelici e vi degeneriamo moralmente e mentalmente».
I difetti del moderno progresso industriale, esplosi con inaudita rapidità negli ultimi decenni, sono risultati più gravi e più letali di quanto il Carrel non avesse previsto. Le disfunzioni dell'odierna società e il deterioramento di tutto l'ambiente terrestre hanno avuto un tale incremento da far prevedere un grave pericolo per la sopravvivenza stessa dell'umanità. I migliori futurologi, sia isolati sia riuniti in gruppi o centri di studi (ne sono esempi il celebre e autorevole Massachusset's Institute of Tecnology - Mit - e il Club di Roma), hanno denunciato e documentato la gravità dei fenomeni, riuscendo a sensibilizzare e allarmare molti strati della società. Il MIT ha individuato le principali linee del sistema mondiale coi relativi gravi inconvenienti, ammonendo che, per salvarsi da un'immancabile prossima catastrofe, non c'è che una sola via: fermarci. Cessare di produrre oggetti e beni non indispensabili: basta con le macchine, coi grattacieli, con gli oggetti di consumo da buttare; via libera invece all'istruzione, alla cultura, alla cura della salute; al pensiero religioso, alla ricerca scientifica. Aurelio Peccei, uno dei soci fondatori del Club di Roma (che ha per fine quello di promuovere una migliore conoscenza delle dinamiche della società moderna), afferma: «La natura vive sempre in equilibrio. Invece l'uomo è un elemento squilibrante; noi siamo i padroni e i predoni del mondo. Tutto ci è permesso: prendere il petrolio, costruire immani città, tagliare le foreste, sterminare gli animali, avvelenare acqua e aria». Il Prof. Pavan, dell'Università di Pavia: «È un mondo che abbiamo reso sporco, velenoso, asfissiato, rumoroso, confuso, povero, irrequieto e turbolento». E Denis L. Meadows, direttore del MIT: «Se tutto non cambierà, rischiamo il collasso nel giro di due generazioni. E poi ancora, Forrestyer, l'autore de «La dinamica dei mondi»: «Tra poco ci troveremo in un immenso Sahara». Già nel 1971 (Europeo n. 52) Toffler disse: «A New York, la cosa non è certo segreta, stanno saltando uno dopo l'altro tutti i sistemi in vigore: cresce la delinquenza, la scuola esplode, i trasporti, la sanità sono in piena crisi». Tali futurologi, che cercano di scuotere la sonnolenta ed egoistica inerzia dei responsabili e di risvegliare l'ignara apatia delle masse, hanno pure indicato dettagliatamente le situazioni e gli eventi che agiscono sull'umanità e sul suo ambiente: terra, cielo, mare.
I gravi pericoli, che vengono qui sotto enumerati, già incombono su di noi e tendono ad aumentare sempre più rapidamente, tanto che secondo i futurologi, vi è la matematica certezza che, se non vengono eliminati al più presto (secondo la maggior parte siamo arrivati all'ultima ora utile per provvedervi, per altri siamo già in ritardo), l'umanità si avvia irrimediabilmente a un'imminente catastrofe. |