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Saggio: Gli Stress Psichici Causa Di Tutte Le Malattie 1970

Libro: Medicina Anno Zero 1983

Periodico: La Medicina Dell'Avvenire 1980-1988

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Psychic Stress The Cause of all Diseases 1970

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Capitolo IX - Altre Malattie
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Capitolo IX - Altre Malattie
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4 - Malattie infettive


La scoperta dei sulfamidici prima e successivamente, a mano a mano, della lunga serie, che non si deve considerare ancora chiusa, degli antibiotici e dei chemioterapici, in concomitanza con l'impiego di talune vaccinazioni di massa, hanno portato alla riduzione e al quasi completo controllo delle più gravi e più temute malattie infettive e rappresenta uno degli avvenimenti più importanti della medicina. Con tali farmaci, la polmonite, la tubercolosi, il tifo, la meningite e altre gravi affezioni, non costituiscono più lo spauracchio di un tempo.
Parallelamente alla drastica diminuzione delle malattie infettive, si è verificato un vertiginoso inarrestabile incremento, tuttora in atto, delle malattie tumorali e cronico - degenerative, verso le quali la medicina, nonostante gli enormi mezzi impiegati si è dimostrata del tutto impotente.
Questo andamento ha indotto molti studiosi a considerare l'aumento di questo secondo gruppo di malattie come un riflusso, quasi un compenso per la contrazione della patologia infettiva, come se l'umanità fosse condannata ad avere una «massa» costante di malattie: la diminuzione delle une dev'essere compensata con l'aumento delle altre.
Altri studiosi (Maccacaro, Speciani, Veneziale, eccetera) anche dai risultati delle statistiche, sono stati indotti a considerare il secondo gruppo di malattie (che aumentano allo stesso ritmo del progresso tecnico e dei fattori psicologici negativi da esso indotti) come «sociopatie» (causate dalle anormali condizioni della società attuale) o «antropopatie» (malattie proprie dell'uomo, essendone gli altri animali pressoché immuni, proprio perché privi di una vera intelligenza). Secondo il mio parere è errato sostenere la realtà di questo riflusso, per il motivo che ritengo ampiamente viziate le statistiche sulla morbilità delle malattie infettive. A chi ha avuto modo di seguire con attenzione vigile per decine di anni una stessa popolazione appare chiaro che con l'avvento dei sulfamidici e degli antibiotici, ma forse ancor più in conseguenza delle migliorate condizioni di benessere economico, che induce anche una favorevole condizione psicologica, siano diminuiti solo i casi di morte e quelli notevolmente gravi, mentre i casi lievi, tenendo conto anche delle numerose recidive, hanno avuto lo stesso incremento del cancro e delle malattie cronico – degenerative.

Per convincersi di ciò basta notare alcuni fenomeni assai appariscenti:

1) Quarant'anni fa era un fatto eccezionale riscontrare un ammalato di tonsillite, di faringite, di appendicite, di sinusite, di otite, eccetera, mentre ora sono eventi di tutti i giorni e con molti casi analoghi che si verificano contemporaneamente.

2) Dei malati infettivi, per i quali c'è l'obbligo della denuncia (varicella, morbillo, parotite, pertosse, gastroenterite nella prima infanzia. eccetera) viene segnalata solo una minima percentuale.

3) Molte lievi malattie infettive non arrivano neppure all'osservazione del medico.

4) Anche nell'influenza vengono visitati e segnalati solo una piccola percentuale dei casi che si verificano.

5) Sono aumentate enormemente le epatiti virali, le annessiti, le dermatiti infette. Stava aumentando in modo impressionante e tragico anche la poliomelite, se il vaccino di Sabin non l'avesse drasticamente bloccata.
Queste considerazioni portano a concludere che non è esatto chiamare «sociopatie» o «antropopatie» solo il cancro e le malattie cronico-degenerative e dismetaboliche, ma includere in tale denominazione anche le malattie infettive, ossia la totalità della patologia umana.
Qual'è infatti l'eziologia, ossia la causa delle malattie infettive? Pareva che con Pasteur e Kock e con la successiva scoperta dei vari germi patogeni, la causa delle malattie infettive fosse ormai definitivamente accertata. Venne infatti enunciata e generalmente accettata la teoria della «causa microbica delle malattie». Ma in seguito affiorarono molti dubbi, vennero posti alcuni interrogativi: perché fra molte persone esposte a una stessa carica di germi infettivi, solo una piccola parte contraggono la corrispondente malattia? Perché vi è una chiara diversità di comportamento nel decorso di una stessa malattia contratta da varie persone? Perché la stessa medicina non agisce allo stesso modo in tutti i pazienti?
 
In risposta a questi interrogativi si dovette concludere che la causa vera dell'insorgenza di una malattia infettiva, non è il germe patogeno (sebbene sia ovviamente una condizione necessaria: se non c'è il bacillo del tifo, non può essere contratta tale malattia), ma la diminuita efficienza delle difese organiche.
Siccome poi i fattori più importanti che diminuiscono tali difese sono sicuramente le sfavorevoli condizioni psicologiche, è logico arrivare alla conclusione che anche per le malattie infettive le cause determinanti sono i fattori psichici negativi.
Riaffiora a questo punto la questione del riflusso delle malattie infettive, che è poi analogo al concetto della «sostituzione del sintomo», sostenuto dagli psicanalisti. Se si prendono in considerazione varie persone, si possono verificare quattro evenienze:

1) Un certo numero di esse, col loro atteggiamento mentale di serenità e di fiducia, non contraggono alcuna malattia.

2) Un secondo gruppo, formato da persone infelici e depresse, vengono a contatto con germi patogeni e siccome non hanno le difese abbastanza valide, contraggono una malattia infettiva.

3) Un terzo gruppo, pure in condizioni psichiche sfavorevoli, non venendo a contatto con germi patogeni non possono contrarre una malattia infettiva, rendendo invece facile l'instaurarsi in essi del cancro o di un'altra malattia cronico - degenerativa (psicomatosi).

4) Nelle rimanenti persone anch'esse infelici, e sono forse il maggior numero, si manifestano solo sintomi nevrotici (ansietà, depressione, angoscia, fobie, eccetera), mentre sono assenti e poco appariscenti le manifestazioni somatiche. È ovvio che in molti pazienti di uno degli ultimi tre gruppi possono coesistere anche affezioni degli altri due e possono facilmente passare da un gruppo all'altro.
Ovviamente, se alle persone dei gruppi 2, 3, e 4 venisse praticata un'efficace prevenzione psicologica, o col training autogeno, o meglio con l'ipnosi, individuale o in gruppo, allo scopo di correggere o eliminare gli impulsi negativi dell'inconscio, ridando serenità e fiducia in modo da rafforzare le difese organiche, anche gli individui di tali gruppi (che prima erano ansiosi e scoraggiati e ora invece sereni e fiduciosi) non potrebbero contrarre alcuna malattia, né infettiva, né cronica, né nevrotica.
Si pone a questo punto un nuovo problema. Se per ipotesi, ovviamente assurda, non esistesse la possibilità di alcun contagio, il secondo gruppo non esisterebbe e le persone che ora ne fanno parte, indirizzerebbero altrove la propria carica conflittuale, contraendo più facilmente una malattia cronico-degenerativa o il cancro, o andrebbero a ingrossare le persone del 4° gruppo, con una nevrosi più o meno pura.
In questo senso si potrebbe quindi accettare il concetto della «sostituzione del sintomo»: la carica emotiva conflittuale (si tratta sempre di nevrosi, di infelicità) produce un sintomo o malattia, ad esempio una tonsillite o un tifo. Eliminando tale affezione con una terapia farmacologica, permanendo la situazione conflittuale inconscia, questa provoca un altro sintomo o sindrome, che può essere un tumore, o l'artrosi, o il diabete. Accettando questi concetti si delinea il dubbio che, per evitare il male peggiore (costituito dall'arteriosclerosi, dall'artrosi e dal cancro), converrebbe non combattere le malattie infettive che più spesso sono meno gravi, o almeno non ostacolare le malattie infettive lievi. Allo stesso tempo si dovrebbe provvedere, con adeguata psicoterapia, a eliminare gli stress psichici. Sembra di poter concludere che emerge sempre la stessa realtà inoppugnabile: la psiche è determinante anche nell'insorgenza e nel decorso delle malattie infettive, come in tutte le altre. Né tale verità è contraddetta della teoria di Selye, «sindrome generale di adattamento», secondo la quale uno stress determina una serie di reazioni generali (soprattutto a livello dell'ipofisi, delle surrenali e di altre ghiandole) che sono sempre le stesse qualunque sia la natura dello stress. Lo stesso Dott. Hans Selye afferma pure che uno stato depressivo è responsabile di tutte le malattie infettive, perché, secondo lui, tale stato diminuisce le difese dell'organismo, aprendo la via alle infezioni. Si è infatti constatato frequentemente che i pazienti affetti da malattie infettive guariscono più o meno rapidamente secondo la maggiore o minore «volontà di guarire». Quando una malattia infettiva non risponde alle cure, è segno che l'ammalato è infelice, non ha interesse a guarire ovvero è suggestionato negativamente. È altresì notorio che se il paziente ha fiducia nel medico curante guarisce più rapidamente.
I patologi russi sostengono che nelle malattie infettive, in quelle allergiche e in qualsiasi altra malattia di origine psichica interviene sempre il diencefalo. Gli stessi antibiotici agirebbero, per vincere le infezioni, non sui microbi, ma sul diencefalo che contiene l'ipofisi ed è la sede della vita vegetativa, istintiva, emotiva. Tutti gli studiosi conoscono l'influenza degli stress su questa ghiandola. «L'infelicità frena l'ipofisi», è un'affermazione del Prof. Sirtori. Landsman afferma che non si osservano differenze nel decorso della febbre e dello stato infettivo con sulfamidici o col placebo. Bingel trattò 500 difterici con siero specifico e 500 con siero comune e non ebbe a constatare alcuna differenza di attività terapeutica. Identici risultati segnalarono Hoetinger e Topfer.

È molto interessante e indicativo il comportamento della verruca, che è un'escrescenza o neoformazione della pelle, la cui causa è attribuita a un virus specifico che gli scienziati sono riusciti a isolare. La cura più efficace della verruca è la suggestione. In particolare con l'ipnosi si riesce a guarirla rapidamente. È incredibile la facilità con la quale, certo per cause psichiche, viene disintegrata una verruca e con essa il virus che l'ha provocata. Evidentemente la psiche mobilita gli elementi del sangue, specie i linfociti e i macrofagi, che eliminano rapidamente la masserella patologica. Si può pensare che allo stesso modo, in tutte le malattie infettive, la fiducia, l'autosuggestione positiva esalta i leucociti e tutte le difese organiche che provocano la rapida distruzione dei germi, la rigenerazione cellulare e quindi la guarigione.
Di ciò si hanno prove ancora più evidenti nella malattia tubercolare.
Già Cannon, oltre 50 anni fa, riferì due casi interessanti. Una giovane donna si presentò in un reparto con una leggera e poco estesa infezione di tubercolosi polmonare. Quando venne esaminata i medici dissero presso a poco: «Si tratta di una forma lieve: guarirà presto». Invece l'infezione si propagò come una fiammata e la donna morì in breve tempo. Prima di morire aveva confessato al proprio medico di fiducia, che era stata molto infelice, per varie vicende familiari e sentimentali e quindi non aveva alcun interesse a continuare a vivere.
Nello stesso periodo si era presentata un'altra donna con una grave tubercolosi diffusa a entrambi i polmoni. I medici decretarono per lei una prognosi infausta a breve scadenza. Invece la donna, alla quale nel frattempo erano capitati vari eventi felici, guarì presto e perfettamente.
Un altro fatto significativo; nei secoli scorsi il re di Francia, in certe occasioni, usava «toccare» gli scrofolosi, che in quell'epoca erano assai numerosi. AI «tocco del re» molti guarivano, ovviamente per motivi psicologici, per la fiducia e per una potente autosuggestione.
 
Anche molti tisiologi hanno rilevato che spesso la causa determinante per l'insorgenza e per l'aggravarsi della malattia tubercolare va ricercata negli stress psichici. È pure significativo che molte malattie tubercolari, di tutte le localizzazioni, guarivano spesso, in modo indubbio per motivi psicologici, più o meno all'improvviso, quando i pazienti venivano immersi nelle acque del Santuario di Lourdes. Molti per opera di guaritori.
I tubercolotici, sebbene non siano tanto numerosi come nel periodo precedente all'uso della streptomicina, sono ancora molto frequenti.
Non mi risulta che tali pazienti siano stati mai trattati con l'ipnoterapia o con altri metodi psicologici.
Eppure è certo che con tali metodi di cura sarebbe possibile affrettare la guarigione di molte forme particolarmente ribelli e che sono scarsamente sensibili ai chemioterapici. Se si devono ammettere (e non è possibile non riconoscerle) le determinanti implicazioni psicologiche sia sull'insorgenza che sul decorso delle malattie tubercolari, è certo che con l'ipnosi, o con altra efficace psicoterapia, si otterrebbero guarigioni rapide e definitive e si eviterebbe di imbottire, anche per anni, questi pazienti, di preparati farmaceutici non sempre innocui.
Alcuni anni fa ebbi in cura un giovane operaio, padre di parecchi figli, che presentava una broncopolmonite con astenia e febbre alta. Gli praticai un'intensa terapia antibiotica, ritenendo che si trattasse di una forma banale. Visto che dopo vari giorni la sintomatologia non accennava a regredire, pensai di praticargli alcune sedute di ipnosi. Risultò molto ricettivo, ma dopo quattro sedute ravvicinate, non diede alcun segno di miglioramento. Dopo la quinta seduta, all'improvviso tutti i sintomi tuttavia regredirono. Appena fu in condizioni di viaggiare, gli feci praticare l'esame radiologico col quale venne evidenziata una chiara bronco-pleuro-polmonite tubercolare in via di risoluzione. Con alcune altre sedute ipnotiche guarì perfettamente senza aver praticato alcuna terapia antitubercolare.