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Saggio: Gli Stress Psichici Causa Di Tutte Le Malattie 1970

Libro: Medicina Anno Zero 1983

Periodico: La Medicina Dell'Avvenire 1980-1988

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Psychic Stress The Cause of all Diseases 1970

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Capitolo VI - Le Malattie Tumorali
Indice articoli
Capitolo VI - Le Malattie Tumorali
Considerazioni sul cancro
Efficacia dell ipnoterapia
Guarigioni per motivi psicologici
L. O. Speciani: Di cancro si vive
Medicina, scienza non esatta
 
 
 
 
 


Vi sono inoltre vari altri motivi che impediscono all'ipnotista di chiarire e dimostrare l'efficacia dell'ipnoterapia, sia nel cancro che nelle altre malattie considerate inguaribili e a tanti pazienti di poter beneficiare di tale cura che tra l'altro è sempre innocua.

1 — Non vengono permesse le inserzioni pubblicitarie e non viene concesso uno spazio sufficiente nei mezzi televisivi e sui giornali per comunicare che in tale studio e in tali ore viene praticata l'ipnoterapia e per dare ampie informazioni sull'efficacia di tale metodo di cura.
 
2 — Se un ipnotista si permette di esporre in qualche tavola rotonda o convegno o congresso i risultati soddisfacienti, talora quasi miracolosi, ottenuti con l'ipnosi e se chiede il motivo per cui tale mezzo non viene utilizzato o almeno sperimentato anche nelle strutture pubbliche, si ottiene una brevissima ambigua risposta (talora magari in contrapposto a scroscianti applausi del pubblico) o più spesso si oppone un freddo meno compromettente silenzio.
Posso tuttavia riferire alcuni casi abbastanza significativi:

Caso N. 1 e 2 — Parecchi anni fa praticai alcune sedute di ipnoterapia a Efisio C. al quale era stato diagnosticato un cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi infausta. Nello stesso periodo trattai allo stesso modo, pur senza molta convinzione, un altro paziente, Giuseppe M., dimesso con la diagnosi di cancro alla vescica, non operabile. Sarà stato un semplice caso, ma i due non hanno avuto più alcun sintomo di cancro. Sono deceduti per altra causa dopo 10 o 20 anni.

Caso N. 3 — Luigi M. — Leucemico in stadio avanzato —Quando iniziò la cura con l'ipnosi era anemico, con grave astenia, inappetente, nell'impossibilità di fare alcun lavoro e con gravi disturbi al fegato (sicuramente a causa delle chemioterapia). Gli praticai circa sei sedute ipnotiche (il paziente aveva una discreta sensibilità all'ipnosi) e si sentì subito meglio: riacquistò l'appetito, le forze, il colorito normale, riprese a lavorare e per due anni espletò il suo abituale lavoro come se non avesse avuto mai alcuna malattia.
Dopo circa due anni ebbe un riaggravamento che mi comunicò con molto ritardo. Gli consigliai di riprendere le sedute perché era necessario che la psicoterapia fosse praticata per molto tempo. Mi disse che nel Centro ove veniva periodicamente controllato, il professore gli aveva consigliato di ricoverarsi per fare una nuova cura e disse che avrebbe ripreso l'ipnoterapia appena dimesso. Mi era venuto l'impulso di consigliargli di fare prima l'ipnoterapia, perché così avrebbe anche tollerato meglio le terapie chimiche. Preferii farsi ricoverare subito. Rimase in ospedale diversi mesi, peggiorando sempre. Venne infine dimesso per morire a casa sua il giorno dopo.
Con l'ipnoterapia sarebbe forse potuto rimanere in vita almeno per vari altri anni. Insistendo a lungo con l'ipnosi, assieme all'affettuosa assistenza familiare, non è da escludere che avesse potuto conseguire anche la guarigione definitiva.

Caso N. 4 — Greca M. — Donna sposata, con due figli, 45 anni — Venne operata alla mammella sinistra di un cancro che datava da molti anni, con metastasi all'ascella e noduli di varia grossezza nella regione sopra e sotto claveare sinistra. Quando venne dimessa i sanitari dissero al marito che, non essendo stata possibile l'asportazione di tutte le metastasi, la prognosi era infausta a breve scadenza. Le condizioni fisiche e psichiche erano pessime.
Le praticai sei sedute e ne ebbe subito un notevole miglioramento: scomparvero i noduli, riprese le sue normali occupazioni in famiglia ed anche la sua attività di venditrice ambulante. Era convinta di essere definitivamente guarita.
Trascorse così circa un anno normale e tranquillo, contro i pochi mesi di vita che le avevano previsto all'uscita dall'ospedale. Sebbene l'avessi avvertita che la cura con l'ipnosi doveva essere ripetuta spesso, non si ripresentò neppure quando avvertì nuovi segni della malattia. Seppi che era stata ricoverata di nuovo e che andava sempre peggiorando. Dopo vari mesi venne dimessa in condizioni generali pessime e con un ittero imponente, essendo le vie biliari completamente ostruite. Le praticai di nuovo alcune sedute che le diedero solo un leggero sollievo, anche perché era diventata scarsamente sensibile all'ipnosi, forse per lo stato tossico ed i continui dolori. Morì dopo breve tempo.

Nota: Il risultato del primo trattamento era stato ottimo. Per una remissione definitiva che forse si sarebbe potuta raggiungere, sarebbe stato necessario un trattamento ininterrotto per molti mesi, cosa che era allora impossibile sia a me che alla paziente.

Caso N. 5 — Maria M. — In cura da alcuni anni per Morbo di HodgKing. Mentre era in condizioni disperate (magrissima, con continua tosse, vomiti, inappetenza, ecc.) le praticai l'ipnoterapia ed ebbe nell'arco di alcuni mesi (le avevo insegnato anche l'autoipnosi) un miglioramento incredibile: riacquistò l'appetito e il peso, stava insomma benissimo, agli esami anche gli elementi del sangue si erano pressoché normalizzati. Ma continuava a fare i controlli e a praticare la chemioterapia. Venne di nuovo ricoverata con cancro alla mammella e una forma grave di tubercolosi polmonare, sicuramente causatale dalla terapia immunosoppressiva. Morì alcuni mesi dopo.

Nota — Se la paziente avesse continuato a praticarsi l'autoipnosi (meglio ancora ripetendo parecchie sedute d'ipnosi) e tralasciando qualsiasi altra terapia, avrebbe potuto sopravvivere a lungo e forse avrebbe ottenuto la regressione completa.

Caso N. 6 — Rosa M. di circa 65 anni — Cancro assai voluminoso alla mammella destra, con numerose metastasi diffuse in varie parti del corpo e il braccio destro notevolmente ingrossato. Le praticai alcune sedute a domicilio, avendo l'ammalata grave depressione e astenia. Ebbe subito un notevole miglioramento: diminuita la tumefazione e riacquistato l'appetito, riprese ad accudire alle faccende di casa.
Abitava col marito, ma in quei giorni era rientrato dall'estero per ferie un suo figlio, che una volta ogni settimana, in auto, l'accompagnava nel mio studio a Decimoputzu, mentre a casa avrebbe dovuto, due volte al giorno, ascoltarsi una induzione che le avevo registrato. Dopo alcune sedute non si presentò più. Venni a sapere che era stata di nuovo ricoverata all'oncologico. Vi andai e la paziente, che trovai di nuovo in rapido peggioramento, mi raccontò che un giorno le era venuto un dolore di pancia e l'avevano fatta subito ricoverare, che il figlio non l'aveva più voluta accompagnare da me perché non credeva nell'ipnosi, che aveva ascoltato la mia registrazione solo poche volte, perché né lei né il marito sapevano usare il registratore e i figli non ne avevano il tempo... Così la paziente se ne andò rapidamente a miglior vita.

Note: 1 — Questo caso dimostra quanta disinformazione e quanto pessimismo (e noncuranza) esistano spesso nei familiari, persino dopo aver constatato un chiaro sensibile miglioramento.
2 — Nonostante i deludenti risultati ottenuti nella cura del cancro e delle altre malattie croniche, la medicina ufficiale, forse per i risultati positivi ottenuti nelle malattie infettive e nella chirurgia, conserva sempre un grande fascino e continua a riscuotere molta fiducia, anche quando non la merita affatto. È tuttavia proprio per questa sia pure irragionevole fiducia che anche le terapie ortodosse, cioè anche i farmaci, pur essendo quasi sempre solo sintomatici ed empirici, possono dare talora anche la completa guarigione. Si tratta in ogni caso del solito effetto «placebo», cioè psicologico.

Caso N. 7 — Mario L. — Insegnante di scuola media, quarantenne. con moglie e 2 figli — Circa 3 anni fa venne ricoverato per una sindrome addominale acuta: sospetta ulcera gastrica. Aperto l'addome venne invece riscontrato un cancro dello stomaco, inoperabile. Il paziente sapeva che era stato operato felicemente per ulcera. Gli praticai sollecitamente varie sedute di ipnoterapia, ebbe un rapido miglioramento e riprese l'insegnamento. Essendo in rapporti più che amichevoli con la famiglia del paziente, insistei a lungo e a varie riprese, anche attraverso i familiari, ma non ci fu verso di persuaderlo a proseguire e a ripetere spesso l'ipnoterapia: adduceva sempre di godere ottima salute.
Dopo oltre due anni seppi che era stato ricoverato di nuovo e che gli avevano riscontrato una tubercolosi polmonare, per la quale era in cura da alcuni mesi con chemioterapici antitubercolari. Da successivi esami venne constatato che non si trattava di tbc ma di metastasi del cancro dello stomaco. Si manifestò allo stesso tempo una grave epatite cronica, quasi sicuramente provocata dai farmaci, con un'imponente ascite che non potè regredire: si spense così, come un lume diventato sempre più tenue, ma col viso perennemente illuminato dal suo mesto, rassegnato sorriso.

Nota: In questo caso e in quello che segue, si ottenne, mediante l'ipnosi, la regressione pressoché completa di due dei carcinomi più gravi, a evoluzione rapida, con prognosi quasi sempre infausta: un cancro dello stomaco e un carcinoma spino - cellulare della laringe. In entrambi i casi i pazienti non conoscevano la natura della malattia per cui ritenevano di essere guariti perfettamente e di non aver bisogno di proseguire l'ipnoterapia; mentre l'ipnotista sapeva che era necessario un più lungo e ripetuto trattamento, oltre a un'indagine psicologica per chiarire meglio e cercare di eliminare le cause psicologiche profonde che avevano provocato il cancro. E qui si ripresenta il grave e difficile dilemma che si pone di frequente: è utile comunicare al paziente canceroso la natura della sua malattia o è meglio nascondergliela? Di norma sono del parere che il paziente sappia di non avere un tumore maligno, per il fatto che con le usuali terapie vi sono scarse probabilità di guarigione, per cui si provocherebbe nel paziente un nuovo stress che aggraverebbe il decorso.. Ma quando il paziente abbia la possibilità di praticare l'ipnoterapia e venga accertata la sua notevole sensibilità a tale cura, sarebbe meglio comunicargli la natura del male in modo da indurlo a praticare tutte le sedute ipnotiche necessarie.

Caso N. 8 — Efisio M. — Insegnante sessantenne coniugato con vari figli — Seppi che era stato ricoverato in Clinica Otorino per essere operato di un cancro spinocellulare alla laringe. A lui dissero che si trattava di un piccolo polipo che era facile asportare. In attesa dell'intervento feci in tempo a praticargli alcune sedute che gli diedero calma e fiducia e un senso di completo benessere. Il primario gli asportò il polipo e lo dimise senza prescrivergli alcuna terapia. Dato che risiedeva lontano da Cagliari, gli registrai una seduta di ipnosi su una cassetta insistendo che se l'ascoltasse continuamente. tanto più che da qualche familiare avevo saputo che era sempre «nervoso», iperteso e s'infastidiva con facilità.
Dopo vari mesi d'improvviso, fu colpito da un'emorragia cerebrale massiva e morì dopo qualche settimana di coma profondo.

Nota — La prosecuzione dell'ipnoterapia sarebbe stata urgente anche dopo l'intervento per migliorare le condizioni psicologiche del paziente che gli avevano provocato prima il cancro e poi gli avevano mantenuto l'ipertensione, dalla quale il mortale ictus. È accertato e si sostiene che l'ipnoterapia, anche dopo eliminate le affezioni organiche, dev'essere proseguita fino a normalizzare la psiche.

Per confermare maggiormente che le malattie tumorali non differiscono dalle altre, che quindi anch'esse sono provocate da fattori psichici negativi e che pertanto anche i tumori guariscono con terapie psichiche o con eventi o condizioni psicologiche favorevoli, si ritiene più utile, in luogo di lunghe disquisizioni, riportare altri esempi di ammalati di cancro, la cui insorgenza e il cui decorso sono stati determinati da cause psicologiche.

Caso N. 9 — Dott. Marcello C. — Vari anni fa venne riscontrato affetto da melanosarcoma e operato all'Istituto Regina Elena di Roma. Visitato poi a Londra gli fu confermata la diagnosi, con prognosi infausta a breve scadenza.
A tal punto viene preso in cura dalla signora Ingeborg Stern, maestra di Joga, di Zen, ecc. la quale, a mezzo di un'intensa e lunga cura con massaggi, toccamenti, infissioni di aghi, esercizi fisici e suggestioni, riuscì a liberarlo dal tremendo male. Dopo un notevole lasso di tempo, il Dott. C. si ritrovò infatti perfettamente guarito, come venne confermato dagli esami praticatigli allo stesso Istituto Regina Elena, nel quale era stato prima visitato e operato.

Caso N. 10 e 11 — In un servizio di G. Ferrieri (pubblicato sull'Europeo, n. 43, dic. 1974) si riportano due casi, di cui uno negativo del Prof. Pavesi, aiuto al «Principessa Iolanda» di Milano — «Un'infermiera giovane e in perfetta salute. Una volta mi parla a lungo di una grossa tragedia familiare: la madre è stata internata in un manicomio, ma forse non è matta: è il padre che la vuole «segregare». La ragazza ha un enorme travaglio interiore: non vuole ribellarsi al padre, ma soffre della situazione della madre e del sospetto che la divora. Si mangia il fegato, come si dice. Non la vedo per qualche tempo, poi arriva in corsia gravissima.
 
Ha il fegato divorato da un tumore. Tentiamo tutto, ma il male se la porta via in pochissimo tempo, senza quasi che lei reagisca. Come non pensare all'eventualità di un rapporto tra lo stress e l'insorgenza del male fisico?».

L'altro caso, si può dire negativo e positivo insieme, è raccontato dal Prof. Lodispòto: «Una signora ancora relativamente giovane. Viene da me già condannata per un tumore avanzatissimo e generalizzato: penso a qualche settimana, ma pochissime, di sopravvivenza. Il prof. Stefanini, che interviene per il blocco intestinale, può solo aprire e richiudere. Mi dice: quindici giorni. La paziente vuole sapere a tutti i costi la verità; gliel'accenno, si capisce con ogni cautela. Dice: «Dottore, ho molte cose da fare prima». È in lite col marito, che l'ha lasciata; vuole sistemare l'avvenire dei figli; per una questione di proprietà deve essere presente, fisicamente, prima in un punto del Sud - America, poi in Ungheria. «Le dò delle cure... la malata si riprende, sembra un miracolo. Compie i due viaggi, sistema ogni cosa. Torna, sono passati nove mesi. «Ho fatto tutto, dice, ora non m'importa più, la ringrazio». Si spegne di notte, quietamente, del male che s'era arrestato. Nove mesi invece di quindici giorni...».

Note: 1— In entrambi i casi è evidente il nesso tra stress e insorgenza del cancro. Se all'infermiera, appena aveva lamentato la sua angoscia, fosse stata praticata un'adeguata psicoterapia o l'ipnosi, forse avrebbe evitato l'insorgenza del tumore. Nell'ultimo stadio della malattia, quando sicuramente c'erano dei danni gravi e irreversibili al fegato, probabilmente neanche la psicoterapia avrebbe potuto giovare.
2 — Alla cliente del Prof. Lodispòto, avendo avuto quell'eccezionale miglioramento per nove mesi (segno che il blocco intestinale era stato superato), con l'ipnosi o altra efficace psicoterapia, si sarebbe forse potuto prolungare e accentuare il miglioramento o anche fermare il progredire del tumore. Tanto più che aveva interesse e motivazione a vivere per continuare ad aiutare e proteggere i propri figli. In ogni caso valeva la pena di tentare.

Caso N. 12 — Un esempio storico è quello di Alexander Solgenitzin — Fu arrestato e condannato ai campi di lavoro nel 1945 e sette anni dopo gli fu diagnosticato un cancro allo stomaco. Non curato, nelle drammatiche condizioni di vita dei campi staliniani, stava per morire quando, il 4 marzo 1953,  fu trasferito in Siberia. Il 5 marzo 1953,  cioè il giorno dopo, muore Stalin. Da allora
 
Solgenitzin ha cominciato a guarire e oggi sembra che la sua malattia sia scomparsa.

Caso N. 13 — John, un avvocato che nel 1966 aveva 35 anni, una buona carriera, moglie attraente, tre figli, casa lussuosa — Sembrava felice, finché non cominciò ad avere feroci mal di testa. Diagnosi: tumore cerebrale, pochi mesi di vita. «Paradossalmente», osserva Le Shan, «sapere che sarebbe durato poco scatenò in John nuove energie». Andò all'istituto di biologia applicata di Le Shan «per morire almeno bene». Vi restò tre anni, durante i quali il tumore regredì e scomparve. Nel frattempo, John cambiò radicalmente vita: divorziò e imparò lo strumento che aveva sempre desiderato, il violoncello, fino a diventare un buon professionista. Oggi sta bene e suona in un'orchestra sinfonica.

Caso N. 14 — Kai K. di Liverpool (Gente n. 31 del 3 - 8 - 1979) — Sembrava felice quando nell'autunno del 1977 le venne diagnosticato un «Cancro alle ghiandole linfatiche con diffusione a tutto il corpo». Le avevano dato non più di un anno di vita. Peggiorò rapidamente. Dopo un ricovero di quasi un anno fu dimessa in gravissime condizioni: le dissero che le rimanevano pochi mesi di vita. Poteva uscire solo con la sedia da invalida.
Decise allora di fare qualcosa di positivo: aprì una sottoscrizione a favore delle ricerche sul cancro e si diede anima e corpo a tale attività. Ne parlarono tutti i giornali inglesi; fu ricevuta dalla Regina Elisabetta e dal primo ministro Callaghan. Evidentemente il cancro se non guarito, si era bloccato. Era stato «dimenticato» in questa frenetica ed esaltante attività. Poi si recò a Roma e il 14 - 3 - 1979 venne ricevuta dal Papa Wojtyla che l'abbracciò, suscitando in lei quella «scintilla» di fede che le diede la completa guarigione, accertata successivamente dagli esami clinici e di laboratorio.