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Saggio: Gli Stress Psichici Causa Di Tutte Le Malattie 1970

Libro: Medicina Anno Zero 1983

Periodico: La Medicina Dell'Avvenire 1980-1988

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Psychic Stress The Cause of all Diseases 1970

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Capitolo V - Le Malattie Cardiovascolari
Indice articoli
Capitolo V - Le Malattie Cardiovascolari
Arteriosclerosi
Cause dell arteriosclerosi
Infarto
Ipertensione
Vasculopatie
Conclusione
Non illusioni fallaci, ma certezze
Impossibile fare del bene
 

 

 

 

 

 

L'INFARTO - La morte per infarto del miocardio è l'evento più frequente e più temuto della patologia moderna. Negli Stati Uniti si verifica ogni anno un milione di casi di primo infarto, in Italia 150 mila. Di questi 150 mila la mortalità pre-ospedaliera è ancora intorno al trenta per cento, mentre un altro trenta per cento muoiono in un quinquennio. Si verificano oggi, contrariamente al passato, molti morti anche tra i giovani dai 25 ai 44 anni.
Negli Stati Uniti, che sono ai primi posti nella graduatoria della mortalità per infarto, sono nell'ordine di miliardi di dollari le somme stanziate per combattere e prevenire tale malattia. Anche gli altri paesi industrializzati spendono ingenti somme per lo stesso scopo. Nonostante l'impiego di tanti mezzi e di tanti scienziati la medicina non è riuscita a frenare il continuo incremento della mortalità per infarto, le cui vittime sono per lo più giovani o in età poco avanzata, nel pieno della propria attività.
Anche dai resoconti di recenti congressi sulle malattie coronariche (nonostante l'abitudine della medicina ufficiale di esaltare e gonfiare ogni risultato favorevole, per quanto insignificante e illusorio) viene riconosciuto che la vittoria contro l'infarto è ancora incerta e ben lontana.
Nel n. 155 di Corriere Medico del 7-8-82, si legge in prima pagina, a grandi caratteri, il titolo del resoconto della prima giornata del 16° corso di aggiornamento «Attualità in campo cardiologico», tenutosi a Milano: Nonostante gli enormi sforzi compiuti nell'ultimo decennio, l'infarto del miocardio resta ancora una grande sfida alla medicina.
Ma anche dal resoconto del 32° Congresso annuale dell'American College of Cardiology» (Corriere Medico n. 64 del 30-3-1983) non si ricavano notizie più confortanti e nuove, nonostante il «grande fervore di premesse e di promesse». Si tratta infatti delle stesse premesse e promesse di sempre: continuare a combattere, estendendo la lotta anche all'infanzia, i soliti tre presunti grandi nemici del cuore: iperlipoproteinemia, ipertensione e sigaretta. Tale battaglia deve essere affiancata da «una coscienza dietetica più diffusa, attività fisica e ipolipemizzanti più efficienti».
Vi sono stati certo innegabili grandi progressi nelle «conquiste conoscitive, operative e tecnologiche», soprattutto nella chirurgia. Progressi certo molto utili ma per casi limitati e per problemi secondari e quindi di importanza del tutto marginale che non incidono affatto sulla sempre presente grave epidemia infartuate.
Per il resto le grandi novità, le «ferventi premesse e promesse» consistono nelle chiacchiere di sempre che non hanno conseguito mai alcun significativo risultato positivo.
Proseguendo su tale strada vecchia e logorata ci saranno sempre solo fallimenti.
Perché? La risposta è semplice e chiara: la medicina ufficiale continua a combattere nemici inesistenti, mentre rifiuta caparbiamente di vedere e di riconoscere i veri nemici della salute umana: i fattori psichici negativi.
Eppure vi sono stati sempre, sia di recente che in passato, anche tra i medici ortodossi, parecchi studiosi i quali, pur correndo il pericolo di essere tacciati come eretici dai propri colleghi, hanno avuto il coraggio di segnalare i difetti dell'attuale andazzo, e di indicare la nuova strada da seguire.
Carlo Vetere (Annali Ravasini N. 16 del 15-11-1977) rilevava che « Dal punto di vista scientifico non sembra che il cambiamento di dieta, cioè la riduzione di grassi animali, produca un effettivo abbassamento del colesterolo...» che... può avere inciso sul quid ancora misterioso che è stato alla base dell'insorgenza dell'epidemia di ischemia miocardica che ha colpito gli Usa negli anni cinquanta e nella prima parte del successivo decennio: è ormai accertato che non esiste una correlazione strettissima fra estensione della lesione arteriosclerotica e gravità della manifestazione infartuale».

Nel n. 1 di Panorama Medico Sandoz del 1966, a pag. 52 è contenuto l'articolo: «Infarto miocardico-malattia psicosomatica?» che riporta giudizi e conclusioni alle quali sono giunti parecchi studiosi, tra cui Hans Selye, Alains, Kleinsorge e Klumbiens, e altri che concordano tutti nel sostenere la causa psichica della malattia in questione. Tale articolo termina così: «La interpretazione eziologica dell'infarto su base psicosomatica sembra oggi sufficientemente affermata nel condizionare la terapia della insufficienza coronarica e delle sue complicanze. Non deve meravigliare se da qualcuno si va invocando un trattamento psicoterapico dei postumi di infarto ed una profilassi della crisi anginosa affidata allo psichiatra».
Il prof. Malliani: «Non è possibile entrare qui in particolari. Una cosa è certa: poco o nulla si sa di ciò che veramente accade al sistema cardiovascolare durante le forti emozioni. Si può comunque affermare che l'emozione può portare alla «crisi di cuore». (Annali Ravasini del 15-11-1970).
Il Dott. Ray Rosemann di San Francisco ha detto che dallo studio di 113 cardiopatici in California, è risultato che l'individuo ambizioso e troppo attaccato al lavoro è soggetto alla malattia tre volte di più dell'individuo che prende la vita con filosofia e non si sforza troppo. Bastian accomanda la psicoterapia a coloro che si lasciano prendere dalla nevrosi del lavoro.
Il Prof. Sirtori riferisce: «Già il Dott. Witteberden nel 1818 aveva affermato e sottolineato i rapporti tra ansia, angoscia e cuore. E diceva «sono deleteri al cuore». E il Dottor H.M. Master ha addirittura visto afflosciarsi e spegnersi persone assalite da uno stato nevrotico e ne ha esplorato le coronarie e non vi ha trovato né arteriosclerosi, né infarto, né placche bianche di grasso; quelle arterie erano pulite come di un fanciullo. Gli è che mentre le lesioni arteriosclerotiche delle coronarie hanno un loro iter ben prestabilito, con accumulo progressivo di grassi, con sintomi che pian piano si aggravano, le alterazioni da ansia e da angoscia sono estemporanee, imprevedibili, assalitrici, provocano una stretta improvvisa delle coronarie, come se calasse una chiusa su un canale irriguo. La cura? Semplice, semplicissima: la ricerca della felicità». (Gente n. 15 - 1973).
E. Servida dice tra l'altro: «Sulla base di numerose casistiche mediche, in un non trascurabile numero di volte (v'è chi parla addirittura del novanta per cento) gli infarti miocardici sarebbero preceduti da intensi stress emotivi. Ciò spiega i casi non infrequenti di infarto negli stadi. Un forte stress emotivo avrebbe le stesse conseguenze di uno smisurato sforzo fisico: infatti in entrambe le circostanze potrebbero manifestarsi compromettenti squilibri: liberazione di acidi grassi liberi che andrebbero ad insudiciare il sangue; aumento della capacità delle piastrine... alla formazione di una trombosi occludente un ramo coronarico». (Tempo Illustrato - n. 37 - 1974).
Il Dott. Hammond vice Presidente della Società Americana del cancro, dopo studi fatti su 800.000 persone di età fra i 40 e i 79 anni conclude tra l'altro: «Pare che non sia affatto dimostrabile una correlazione dell'infarto e delle cardiopatie con una alimentazione ricca di colesterolo... Le donne di 40-50 anni che si dichiarano nervose presentano una mortalità da infarto che supera di due tre volte quello delle donne della stessa età che non riferivano questo sintomo». (Panorama M. Sandoz n. 4 - 1969). Riferisce Lorenzo Ridolo (Unione Sarda 11-10-1970): «I beduini vanno soggetti all'infarto in minima proporzione: da 1 a 40 rispetto agli occidentali: conservano indenni, nonostante fumo e caffè, le preziose arterie nutritive del cuore... Gli esperimenti eseguiti su cani messi di fronte all'emozione dimostrano che anche a dieta rigida, come avviene nei cani da caccia, il grasso in circolazione aumenta. Il Pointer, forte e affannato cacciatore, è proprio il cane che muore d'infarto durante le battute di caccia; non per i chilometri percorsi, ma perché si emoziona troppo. Quel che avviene a certi spettatori negli stadi».
Il Prof. Speciani, in un magistrale articolo su Panorama Medico Sandoz n. 5 del 1973, precisa, con dati statistici assai convincenti, il rapporto degli stress psichici con le malattie cardiovascolari, in particolare con l'infarto: «Considerato che lo studio delle cause esterne all'uomo (delle cardiovascolopatie) ha prodotto risultati così scarsi nella interpretazione scientifica del loro espandersi, esso è stato applicato, come alternativa, al comportamento dell'uomo nelle aree di rischio statistico preferenziale. Il profilo medico-sociale della «civiltà» ci permette di confermare coi numeri le opinioni di Chavez («Non appena le condizioni sociali migliorano il tasso di arteriopatici aumenta») di Lian («L'infarto cardiaco è una malattia della civilizzazione»), e la profezia di Osler (Usa 1896!) A seguito delle tensioni e delle angoscie della vita moderna, una degenerazione arteriosa diventa molto comune e si sviluppa spesso in età precoce... Quasi senza limiti è la letteratura degli ultimi trent'anni segnalanti che l'infarto, l'ipercolesterolemia e l'ipertensione colpiscono preferenzialmente i dirigenti e i professionisti, l'età più attiva (30-60), le aree
urbane rispetto a quelle rurali, i paesi progrediti rispetto a quelli sottosviluppati. Per esempio Gsell e Mayer (Svizzera) ritrovano livelli di colesterolo minore nei montanari del distretto di Basilea, a dieta fortemente lipidica, che in comunità dello stesso gruppo etnico abitante in città. Bradlow (Sud Africa) lavorando sulla ipotesi genetica, trova la medesima incidenza di infarti cardiaci nei bianchi e nei non bianchi...