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Saggio: Gli Stress Psichici Causa Di Tutte Le Malattie 1970

Libro: Medicina Anno Zero 1983

Periodico: La Medicina Dell'Avvenire 1980-1988

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Psychic Stress The Cause of all Diseases 1970

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Capitolo V - Le Malattie Cardiovascolari
Indice articoli
Capitolo V - Le Malattie Cardiovascolari
Arteriosclerosi
Cause dell arteriosclerosi
Infarto
Ipertensione
Vasculopatie
Conclusione
Non illusioni fallaci, ma certezze
Impossibile fare del bene

 

 

 

 


Si dovrebbe quindi concludere che le vere cause dell'arteriosclerosi sono il fumo, l'ipertensione e la dieta iperlipidica? No, di certo, per queste considerazioni:


1) Contemporaneamente a tali tre condizioni esistevano dei motivi di stress permanente: in Usa per le vicende della guerra del Vietnam, per la guerra fredda e per gli infortuni politici del presidente Nixon, in Finlandia per la perenne minacciosa vicinanza della Russia. Gioca inoltre sfavorevolmente la psicosi per la così alta frequenza dei decessi per infarto. In tali paesi e ovunque si pratichi una qualunque prevenzione si verifica una specie di «placebo», di fiducia e di speranza nell'esito positivo dell'esperimento.


2) Il fumo della sigaretta, l'ipertensione, e l'obesità, nocciono indebolendo l'organismo e quindi favoriscono l'insorgenza di qualunque malattia.


3) La prevenzione come viene attuata in tutto il mondo, con gli stessi criteri (sbagliati) suggeriti dall'O.M.S. richiede costi enormi in relazione ai modesti risultati che si ottengono, Sarebbe assai più efficace e meno costosa una prevenzione e una terapia psicologica che tenesse conto della causa psichica di tutte le malattie.

I rimedi contro l'arteriosclerosi sono stati ovviamente ricercati e studiati per eliminare o attenuare i sintomi più molesti o pericolosi, tenendo conto anche dei presunti e probabili fattori di rischio e per evitare le gravi complicanze.
Sono stati così usati a lungo e continuano a essere somministrati gli anticoagulanti, nell'intento di impedire la formazione dei trombi e degli emboli e i vasodilatatori per aumentare il flusso del sangue nelle arterie e arteriole indurite o in parte occluse.
Tuttavia gli effetti secondari sono spesso superiori ai benefici. Gli anticoagulanti provocano con una certa facilità emorragie interne e i vasodilatatori, oltre ad essere inefficaci nelle arterie già sclerotizzate, possono più nuocere che giovare.
È infatti noto e ovvio che qualunque sostanza attiva, quanto maggiore è La sua azione, più sregola i normali delicati automatismi dell'omeostasi, squilibrando le varie funzioni. È infatti impossibile dosare in modo esatto le medicine da somministrare, essendo le esigenze dell'organismo variabilissime, di minuto in minuto, col variare degli individui, dei pasti, della temperatura e di molte altre circostanze.
Negli ultimi anni dopo lunghe ricerche venne accertato che il colesterolo, normalmente presente nel sangue, si aggancia a particolari ricettori che gli permettono di penetrare nelle cellule. Il colesterolo superfluo torna in circolo e finisce nel fegato che lo elimina. In casi patologici entrano in gioco squilibri tra lipoproteine (buone e cattive), recettori di varie qualità che impediscono il regolare destino del colesterolo il quale, rimanendo in circolo si deposita nelle pareti interne delle arterie che si sclerotizzano.
In un servizio sul n. 4 del 4-1-1983 dell'Europeo, Giuliano Ferrieri traccia un ampio quadro dell'attuale situazione della terapia farmacologica impiegata contro l'arteriosclerosi. Riferisce che dopo gli anticoagulanti e i vasodilatatori, che continuano a essere largamente somministrati pur avendo dimostrato scarsa attività accanto a notevoli effetti collaterali nocivi, dopo approfonditi studi sul comportamento del colesterolo nell'organismo umano, venne scoperto il clofibrato che tiene il campo in questi ultimi anni. Tale preparato, notevolmente efficace nell'abbassare il tasso del colesterolo nel sangue, pareva privo di effetti collaterali. È risultato invece che il suo impiego prolungato per anni provoca «aumento della calcolosi biliare, crescita della mortalità per cause diverse dall'arteriosclerosi e possibile insorgenza di tumori (ad esempio del colon)».

Ed ecco affacciarsi alla ribalta il procetofene, il non plus ultra, il farmaco miracoloso, efficace e innocuo, che ci permetterà di sconfiggere finalmente l'arteriosclerosi! Riferiscono i tre ricercatori francesi dell'Ospedale Saint-Louis di Parigi (R. Bakir, B. Chanu e Goy Loeper) che hanno scoperto e sperimentato tale preparato, che «abbassa immediamente del 22-26 per cento il tasso del colesterolo totale... diminuisce i trigliceridi, riduce le lesioni xantomatose, cioè i piccoli tumori sottocutanei imbottiti di colesterolo e sembra agire diminuendo l'incidenza generale dell'infarto del miocardio». Conferma il Prof. Fasoli, direttore dell'Istituto di Patologia di Milano, che l'ha sperimentato a lungo: «Il procetofene risulta certo molto potente (più del clofibrato) ed è indubbiamente ben tollerato» Lo stesso Prof. Fasoli avanza tuttavia dubbi e riserve: «Non illudiamoci: le placche superficiali dell'intima delle arterie possono regredire, ma per le lesioni avanzate e le cicatrici calcificate, la terapia farmacologica è inerte ... L'arteriosclerosi è una malattia, come si dice, multifattoriale: sono molti gli eventi che la determinano, dall'eredita all'ambiente, e non è agendo solo sul colesterolo che la vinceremo».

Alle perplessità e alle riserve delProf. Fasoli è facile aggiungere alcune altre considerazioni:

1) si può prevedere, con la certezza di non sbagliare, che in avvenire, con l'uso prolungato, verranno scoperti effetti collaterali gravi anche per il procetofene, poiché si è costantemente verificato per qualunque malattia (dalle infettive al cancro, dall'acne all'artrosi) che non è stato mai impiegato alcun farmaco che sia efficace, sia pure solo per qualche sintomo, che non abbia causato danni, spesso maggiori dei benefici. Basta sfogliare il libro «Pericoli da Farmaci» di Manlio Spadoni. Ma ormai tutta la letteratura sui medicamenti chimici abbonda di avvertenze sugli effetti nocivi, spesso lievi, ma talora gravissimi e perfino letali.

2) Tale fatto si spiega considerando che qualunque sostanza estranea che venga introdotta nell'organismo, anche se è normalmente presente nel corpo umano, agisce, non potendo mai essere esattamente dosata, in maniera non fisiologica; cioè turbando e sconvolgendo i fisiologici delicatissimi automatismi che regolano le varie funzioni delle cellule.

3) Tutti i farmaci, che sono solo e sempre soltanto sintomatici, palliativi o sostitutivi, dovrebbero quindi essere impiegati solo per un brevissimo periodo, in attesa che l'organismo stesso si autoguarisca o in attesa di poter praticare altra cura che agisca fisiologicamente (ad esempio la psicoterapia di cui si tratterà nel proseguo di questo capitolo).
Si può pertanto concludere che il problema dell'arteriosclerosi, che interessa tutta l'umanità perché oltre a provocare circa la metà dei decessi di tutto il mondo, è anche la principale causa dell'invecchiamento precoce, è ben lungi dall'essere risolto.
Ed è logico che sia così, poiché risulta ampiamente dimostrato che anche l'arteriosclerosi (come pressoché tutte le malattie) è provocata esclusivamente da fattori psicologici.
Lo conferma anche (per il criterio ex-adiuvantibus) la completa guarigione ottenuta con l'ipnosi nella grave insufficienza circolatoria, nell'infarto, nelle trombosi, di cui sono stati descritti alcuni casi all'inizio del presente capitolo.
Ma frequentemente anche parecchi studiosi ortodossi hanno espresso concetti discordanti dalle correnti opinioni, tutt'altro che dimostrate, della medicina ufficiale. «Gli stress, i quali determinano una scarica di sostanze ormonali e chimiche nell'organismo, che inducono una mobilitazione di grassi, che a sua volta induce un aumento di adesività tra le piastrine, condizionano la precipitazione di un trombo indipendentemente dal tasso di colesterolo» (Prof. Liberti).
Il Prof. C.Sirtori, si è spesso espresso in modo analogo: (in Garzia n. 1735 del 1974) «Durante uno stress (per esempio prima di esami scolastici) si possono avere disturbi metabolici del colesterolo, il quale si libera dal suo supporto proteico e si deposita più facilmente nelle arterie», e altrove: «Uno degli stress più frequenti nell'uomo è l'ansia. Ci si inquieta sempre più spesso, l'ira è facile per motivi sempre più futili. Le scariche di adrenalina si moltiplicano: l'arteriosclerosi è assicurata nel giro di poco tempo. L'ira è veramente un peccato mortale» (da Oggi» n. 35 - 1970).
I dottori Peter Taggart e Malcolm Carruters, in una serie di articoli comparsi sull'autorevolissima rivista medica «Lancet», hanno contestato la possibilità di ridurre l'arteriosclerosi agendo sulla dieta del paziente e concludono: «Tenuto conto che l'organismo umano produce per proprio conto colesterolo ricavandolo dagli acidi grassi del sangue... non al colesterolo, ma alla tensione nervosa, eccessiva e innaturale, tipica dell'uomo moderno, devono essere imputati disturbi cardiaci e infarti».
Il Prof. L.O. Speciani afferma che «negli ultimi anni a mano a mano che si approfondiscono le ricerche di psicosomatica, essa sta sostituendo con sempre nuovi dubbi, le antiche grossolane certezze... Non si può applicare per lungo tempo una dieta assolutamente priva di grassi... e inoltre sarebbe del tutto inutile, considerando che solo un terzo del colesterolo totale deriva dagli alimenti». (Oggi N. 30 - 1974).
Il celebre cardiologo americano White sostiene che la dieta è importante ma non determinante. Cita i somali, i masai, gli abitanti di Roseto negli Stati Uniti e anche i monaci benedettini: essi, pur facendo largo uso di grassi, non vengono colpiti da infarto perché la loro vita è semplice, senza inquietudini e ansie.
Il Prof. Burton M. Cohen afferma «Le opinioni sul ruolo delle alterazioni del metabolismo dei grassi, si sono modificate nel corso degli anni. Nel 1946 il colesterolo era considerato innocuo, nel 1950 sembrava che ci stesse uccidendo, nel 1954 ci stava uccidendo ma c'era rimedio, nel 1962 non era nemmeno compreso nel gran numero dei fattori di mortalità, nel 1966 il colesterolo fu considerato di nuovo innocuo, oggi si pensa che non sia pericoloso in sé ma che possa diventarlo». (Panorama medico Sandoz N. 6 – 1970).