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Saggio: Gli Stress Psichici Causa Di Tutte Le Malattie 1970

Libro: Medicina Anno Zero 1983

Periodico: La Medicina Dell'Avvenire 1980-1988

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Psychic Stress The Cause of all Diseases 1970

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Capitolo I - Per Una Nuova Medicina
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Capitolo I - Per Una Nuova Medicina
Sirtori e la medicina
 
 
 
 
 
 
 
 
Per una nuova medicina
 
 
Il titolo «MEDICINA ANNO ZERO» sembrerà a prima vista esagerato perché implica la necessità di un completo rinnovamento della medicina e quindi un giudizio negativo su gran parte di ciò che essa ha creato nella sua lunga storia; che la sua complessa e, sotto certi punti di vista, perfetta organizzazione non riesce più a conservare né a ridare la salute all'uomo.
In tutti i tempi sono state mosse critiche, anche molto aspre e assai spesso pienamente giustificate, alla medicina e ai medici; ma negli ultimi decenni, proprio mentre si vanta e si autoesalta, con esagerato orgoglio di aver dominato, con l'immunologia, i sulfamidici e gli antibiotici, la patologia infettiva, terrore dei secoli e dei millenni passati, la medicina ufficiale manifesta l'acuta crisi nella quale si è venuta a trovare a causa della sua incapacità ad arginare le malattie cronico-degenerative e tumorali, che aumentano con ritmo inarrestabile.
E ciò nonostante essa, con strumenti sempre più perfezionati e costosi e con l'impiego delle migliori intelligenze, abbia cercato spasmodicamente rimedi contro la moderna patologia, per lo più inguaribile: tumori, artrosi, malattie cardiovascolari e nevrosi.
La battaglia della medicina ortodossa si può considerare perduta e i risultati deludenti. Cerca perciò di esaltare, quasi a nascondere il proprio fallimento, la creazione di nuove sofisticate tecniche assai costose e pressoché inutili e la soluzione di problemi di secondaria e marginale importanza (pur di notevole utilità per casi limitati): trapianti, chirurgia vascolare e cardiaca, psicomicrochirurgia, strumentari complessi e altamente sofisticati per la diagnosi e la terapia, ricerche di laboratorio, ecc.
Rimane la verità inconfutabile che l'Arte Medica, dopo oltre due millenni, non è riuscita a rispondere in modo soddisfacente agli eterni fondamentali interrogativi sulla eziologia delle malattie: di quasi nessuna di esse conosce ancora la causa.
 
I luminari sono consapevoli di ciò, sentono le continue lagnanze dei pazienti e del pubblico, vedono ingrossarsi le file di coloro che ricorrono alle metodiche dell'altra medicina, sentono che serpeggia la sfiducia e la diffidenza verso le strutture mediche e riempiono i vari mezzi di comunicazione, per sbandierare nuove cure, presunti o incerti risultati positivi, reclamizzano coi frequenti check-up televisivi e con tutti i mezzi di persuasione, i vantati inesistenti «miracoli». Sorvolando tuttavia, o sfiorandoli appena o alterandoli, i fondamentali scottanti problemi delle cause e delle terapie delle malattie più drammatiche.
Se un'alta personalità della medicina non può fare a meno di parlare delle cause di una determinata malattia, non dice di solito che tali cause sono del tutto sconosciute, ma tira in ballo le cause multifattoriali, i fattori di rischio che sono solo delle semplici correlazioni che non comportano alcun rapporto tra causa ed effetto. Su questi falsi «fattori causali» viene quindi raffazzonata una terapia irrazionale, opinabile e per lo più inefficace. Viene pure, su tali non dimostrati fattori causali, tentata una falsa e inutile prevenzione il cui solo risultato consiste nel gonfiare a dismisura le spese.
Pertanto la complessa macchina medica, costruita orgogliosamente, con elevatissimi costi, può considerarsi un perfetto colosso tecnico, ma con le basi di argilla e in gran parte inefficiente.
Non si tratta solo dei difetti contingenti, in Italia sempre più acuti che altrove, che con sempre maggiore insistenza e asprezza vengono denunciati: disumanità, carenze organizzative, sfruttamento mercantilistico, bisturi facile a fine di lucro, rigonfiamento artificioso di specializzazioni e di carrozzoni inutili.
In questi ultimi anni sono state soppresse in Italia tutte le innumerevoli mutue (Inam, Inadel, Enpas, Enel, Coldiretti, Artigiani, ecc.), ridotte in condizioni fallimentari e dal 1 Gennaio 1981 avrebbe dovuto avere completa attuazione il Servizio Sanitario Nazionale. Ma la riforma sanitaria, già da molti anni promessa come rimedio a tutti i mali della medicina, non riesce a decollare. È sconcertante e preoccupante che ogni provvedimento adottato sulla strada della riforma sanitaria crei un maggior caos, una minore efficienza e costi sempre più alti.
Nelle cliniche e case di cura private o presso ospedali di altri stati le manchevolezze si verificano in assai minor misura che in Italia.
La crisi profonda che coinvolge la medicina dei paesi industrializzati è tuttavia provocata in maggior misura da altre cause, ben più profonde e vecchie, per cui sono messi in dubbio e validamente contestati gli stessi principi teorici e pratici dell'arte medica.
Ed è motivo di perplessità constatare che tali cause coinvolgono allo stesso modo anche le organizzazioni sanitarie dei paesi di democrazia popolare, nei quali l'assenza del potere del capitale e degli interessi di casta dovrebbero  rendere più facile il riconoscimento delle nuove strade della medicina. In tali paesi l'esame, il riconoscimento e l'attuazione della Legge della Salute, contenuta in questo libro, apporterebbe sicuramente dei benefici incalcolabili.
La maggior colpa della medicina ufficiale è quella di aver persistito a lungo e di persistere ancora, nonostante i risultati sempre deludenti e falsi, sulla strada del tecnicismo; senza volere neppure esaminare e se mai confutare le conquiste della medicina psicosomatica. Delusa dal fallimento dei propri metodi nella ricerca dell'eziologia delle malattie, ha tuttavia un'avversione morbosa verso qualunque altra ipotesi.
Senza la precisa conoscenza delle cause, come si possono curare e prevenire razionalmente le malattie?
Il titolo di questo libro, nel quale ho cercato di chiarire meglio, e spero di aver dimostrato, che tutte le malattie (ad eccezione di poche di incidenza irrilevante) sono psicosomatiche, è quindi pienamente giustificato. La «teoria degli stress psichici» spiega infatti il perché del fallimento della medicina allopatica, ossia di tutte le terapie chimiche: se fattori psichici provocano le malattie, solo mezzi psichici possono guarirle. Balza quindi evidente anche la nuova strada da seguire: quella della psicoterapia e della prevenzione psicologica.
A cominciare dal Giugno 1970 (data in cui enunciai tale teoria) sono stato per anni il solo a sostenere la causa psichica di tutte le malattie, ossia «La Legge della Salute» (L.d.S.) come si ritiene lecito chiamarla, risultando non solo la verità più importante ma anche la più dimostrata di tutta la storia della medicina. In uno dei successivi capitoli verrà ampiamente chiarito il contenuto di tale Legge e verranno riportate le innumerevoli e valide prove che si sono a mano a mano accumulate per dimostrarne la verità.
Oggi, finalmente, si stanno facendo sempre più numerosi gli studiosi che si avvicinano a tale tesi, denunciano la grave crisi della medicina e ne reclamano il suo profondo rinnovamento.
Primo fra tutti il compianto Prof. A. G. Maccacaro, scomparso all'improvviso e prematuramente nel 1976, mentre conduceva una difficile e meritoria battaglia per l'avvento di una medicina migliore e veramente democratica, ha indicato le cause dell'attuale crisi della medicina e dell'uomo nelle disfunzioni sociali e nel potere del capitale che, per incrementare se stesso, sta portando al completo deterioramento dell'uomo e del suo ambiente nell'intero pianeta. «Il problema dei nostri giorni, disse Maccacaro in una sua conferenza, non è soltanto di una nuova medicina per la società ma è quello di una nuova società per la medicina. Tant'è vero che è proprio nelle collettività più orgogliose, fino all'arroganza, dei loro successi scientifici e tecnologici che la medicina contemporanea viene scoprendo tale crisi e tale disumanità da farci sperare in una sua imminenza rivoluzionaria». «Il bilancio annuale dell'ente che promuove e finanzia le ricerche mediche americane non ha eguali nel mondo e si è più che centuplicato negli ultimi vent'anni. Ora, e questo è il paradosso, negli stessi venti anni la salute degli americani non è sostanzialmente migliorata ..... ».
Il Prof. L.O. Speciani, fin dal 1969, aveva prospettato l'ipotesi dell'origine psicosomatica del cancro (Panorama Medico Sandoz N. 1, 1969) ed estendeva poi tale ipotesi a tutte le malattie cronico-degenerative e dismetaboliche, dopo l'accurato e «mirato» esame delle statistiche mondiali della mortalità. (Panorama Medico Sandoz, N. 5, 1973). Il medesimo ha riportato tali affermazioni, ampliandole, nel suo eccellente libro «L'uomo senza Futuro» (Mursia editore, Marzo 1976), nel quale, oltre a molti problemi vecchi e nuovi della medicina, prospetta pure i più gravi e drammatici eventi che minacciano la sopravvivenza stessa dell'umanità.
Fa tuttavia una netta distinzione tra malattie psicosomatiche (nevrosi, tumori e malattie cronico-degenerative e dismetaboliche) e quelle che non lo sono:
1) malattie infettive, causate dai germi patogeni;
2) malattie iatrogene, provocate dai medicamenti o dai medici;
3) quelle prodotte dall'inquinamento e dal deterioramento dell'ambiente, che diviene a mano a mano inadatto e mortale per l'uomo e per tutti gli essere viventi;
4) le malattie da radioattività artificiale, da rumori eccessivi, dal sovraffollamento, ecc.

Per tutta questa patologia lo Speciani (e con lui altri studiosi) riconosce un'eziologia esterna all'uomo, ossia esogena, Occorre tuttavia rilevare che questa causa esterna è evidente quando si verifica l'ingestione di dosi «mortali» di sostanze tossiche e nelle cause fisiche gravi: impiccagione, combustione o ustione estesa, gravi ferite e traumatismi con l'eliminazione o la distruzione «meccanica» di parti o di organi indispensabili. In questi casi non si possono ovviamente chiamare in causa gli stress psichici.
Una diversa considerazione meritano, invece, le malattie provocate da dosi terapeutiche di medicamenti o da inquinamento lieve. In questi casi i danni provocati da tali sostanze sono stati dimostrati, «oltre ogni possibilità di dubbio», con rigorose ricerche, con ineccepibili esperimenti, con statistiche, ecc.
Sulle sostanze chimiche esistenti negli ambienti di lavoro, nello smog delle grandi città si può dire nell'aria e nelle acque dei paesi industrializzati, nelle sostanze usate come medicinali, nell'alimentazione, nei preparati cosmetici, ecc. sono stati fatti innumerevoli e accurati studi e ricerche, con tutti i crismi e le regole della scienza. Numerose sostanze sono state in tal modo dichiarate nocive o cancerogene.
Sulla condotta e sulle risultanze di tali ricerche sono state giustamente mosse obbiezioni e riserve:
1° Perché determinate sostanze nuociono a certi individui e ad altri no, pur essendo esposti nello stesso modo? Sembra probabile che non ne ricevano alcun nocumento le persone che hanno le difese organiche abbastanza efficienti. In tutti entrano pure in gioco la paura e l'autosuggestione negativa. Per esempio: tutti gli operai che per impellenti necessità entrano a lavorare nelle fabbriche di Ciriè, pur sapendo che parecchi vi hanno contratto il cancro alla vescica, vi lavorano con sempre nella mente (sia cosciente che inconscia) la paura di contrarvi tale tremenda malattia. È probabile che proprio quella paura sia la causa vera e determinante del cancro.
2° Negli esperimenti sugli animali (a parte che in molte ricerche vengono effettuate manipolazioni e alterazioni) si può verificare: a) un'influenza psicologica (telepatica?) sugli animali da esperimento; b) possono facilmente essere trascurati altri elementi concomitanti tra i quali può essere la vera causa della malattia. Per es. nelle ricerche sugli effetti dannosi del fumo della sigaretta si dimentica che, parallelamente all'aumento del numero delle sigarette fumate da un individuo, c'è l'aumento dello stress, per cui quasi sicuramente il cancro è causato non dal gran numero delle sigarette fumate ma dall'alto grado di stress del fumatore. c) non è lecito estrapolare sull'uomo i dati riscontrati sugli animali da esperimento. Ciò risulta ampiamente da molti preparati medici riscontrati innocui agli animali e nocivi all'uomo e viceversa.
 
Che le precedenti osservazioni e riserve non siano oziose deriva dal fatto che molte affermazioni che in passato risultavano dimostrate al di sopra di ogni possibilità di dubbio sono poi risultate false: per esempio l'efficacia, poi contestata, di molti medicinali e il colesterolo spesso «dimostrato» nocivo, poi innocuo e in seguito di nuovo «sospetto».
La storia della medicina, dalle origini fino ai nostri giorni, è costellata, sia nei suoi ponderosi trattati, sia nelle applicazioni pratiche sui pazienti, di ipotesi e di teorie ampiamente dimostrate e convalidate e poi con altrettanta disinvoltura dimostrate false.
Tutto ciò premesso, non è lecito accettare senza molte riserve gli strombazzati risultati conseguiti con le interminabili ricerche (tanto ben retribuite quanto inutili) sulle sostanze sospette di cancerogenesi e sulla efficacia e nocività dei medicinali. Viene il sospetto che molti preparati chimici usati in medicina ai quali vengono attribuiti effetti secondari, non sono forse sufficienti a provocare i danni che si verificano in certi pazienti. Per causare complicanze e danni c'è bisogno di qualcos'altro, di un «quid» che sfugge. Poiché si tratta di individui malati e nevrotici è assai probabile che quel quid misterioso sia costituito proprio dagli stress psichici che deprimono le difese organiche e rendono nocivi certi medicinali che per la maggioranza degli individui restano invece innocui. In assenza di fattori psichici negativi, tutte le sostanze superflue o nocive vengono infatti neutralizzate o eliminate dall'organismo.
Sembra tuttavia logico e opportuno essere cauti nel consentire l'uso di qualsiasi preparato chimico, anche solo sospetto di nocività, se non indispensabile, tanto più se esistono altri metodi di cura (erbe, psicoterapia, agopuntura, omeopatia, ipnosi, training-autogeno, biofeed-back, ecc.) che conseguono gli stessi risultati e non espongono ad alcuna complicanza o effetto negativo. Il precetto ippocratico «prius nil nocere» (primo non nuocere) viene sempre più disatteso, con cavillose argomentazioni che non reggono al buon senso e che sono dettate da interessi estranei a quelli della salute del paziente.
Riesce ancor più inspiegabile che lo Speciani non abbia incluso tra quelle psicosomatiche anche le malattie infettive, dato che persino la medicina ortodossa riconosce che, per la loro insorgenza, le difese organiche hanno maggior peso dei germi patogeni.
È comunque ovvio che tutti gli ambienti (abitazioni, agglomerati urbani, luoghi di lavoro e di svago, ecc.) debbano essere mantenuti allo stato quasi naturale, privi di sudiciume, di germi patogeni e di qualunque sostanza inquinante o abnorme o sgradevole. La casa ordinata, pulita, silenziosa, comoda, l'aria pura, l'ambiente sereno e naturale, danno allo spirito una sensazione piacevole che giova assai alla salute.

 

Tuttavia l'affermazione più chiara e documentata di L.O. Speciani, sulla causa psichica del cancro e di tutte le malattie cronico-degenerative, che costituiscono, assieme alle nevrosi, la più grave e drammatica patologia odierna, comporta, ancor più tenendo conto della mia tesi estremista, l'esigenza, irriducibile e urgente, di una radicale ristrutturazione e di un completo capovolgimento della dottrina e della pratica medica.

Gli studiosi invece, anche i più «progressisti» e perfino i giornalisti, hanno una certa esitazione a prospettare tale inderogabile e chiara esigenza.

Lo Speciani, per esempio, quando, in un'intervista (L'Europeo n. 18 - 1976) alla domanda di Giuliano Ferrieri: «E la Medicina? È morta e va rifondata come ha detto in Francia, all'Accademia di Bourges, il Prof. Délort?», risponde: «No, non è vero che sia morta, non è da buttare e nemmeno da migliorare. Il suo guaio è che non può essere migliorata; è troppo perfetta».

Tale risposta, piuttosto ermetica, mi pare comunque in netto contrasto con le sue precedenti affermazioni nella stessa intervista: « Diciamo che è necessario cambiare tutto; il medico come il malato e la medicina». Si concilia ancor meno con altre esplicite denunce contenute nel suo già ricordato libro: «La medicina 'è la più disumanizzata di tutte le scienze. Anche per questo siamo ora esposti al pericolo definitivo, cioè l'estinzione della specie»; e poi: «La medicina è in crisi nella pratica, nella teoria, persino nei risultati»; e altrove, rincarando la dose: «La medicina è degenerata in un opaco marchingegno costoso e inutile, una sbornia di tecnica senz'anima né amore... sempre più complicata, costosa e insoddisfacente, è favorita dall'errore culturale che conferisce maggior guadagno e prestigio ai tecnici settoriali e meno ai medici della persona, nonostante le enormi difficoltà, i rischi e lo stressante coinvolgimento che questi ultimi subiscono».

E ancora: «Vi è l'esigenza, ormai improrogabile, della revisione critica del metodo attualmente imperante, cioè di quello allopatico, e il ricorso a una valida alternativa... Per i veleni sanitari l'intervento causale comporta un profondo esame di coscienza per l'attuale struttura medica, l'abbandono o la rottura del monopolio allopatico e la nascita della medicina integrata».

Queste denunce, pur riassumendo il nucleo più originale e più importante del libro dello Speciani, non sono rispecchiate in detta intervista del Ferrieri che è cauto e moderato nel contenuto, e più ancora nel tono. Anche dell'ipotesi dello Speciani (di importanza rivoluzionaria) circa la causa psichica, non solo del cancro, ma di tutte le malattie cronico-degenerative, vien fatto appena un breve cenno.
Si nota in tutti un'esagerata cautela, una quasi paralizzante esitazione a esprimere senza reticenze il proprio pensiero su questi fondamentali argomenti e a denunciare con chiarezza le gravi storture dottrinali e pratiche del moderno apparato medico. Difetti tali da reclamare una rivoluzione « alternativa » all'attuale medicina, pena l'autodistruzione del genere umano a non lunga scadenza.
L'illustre clinico Luigi Condorelli, in una lettera inviata. al Prof. Vollheim e pubblicata in Panorama Medico Sandoz, N. 4 del 1969 mise a fuoco gli aspetti più negativi della medicina contemporanea: «È sorta la crisi della specializzazione... La tendenza a ridurre sempre più il campo di ricerca fino a creare microspecializzazioni, limita di giorno in giorno l'orizzonte di coloro che consacrano i loro studi non all'intero organismo umano, ma ad un piccolo frammento di esso... Noi constatiamo con grande rincrescimento che la cardiologia, che è già una specializzazione, si è divisa in rami assurdamente autonomi, come l'angiologia, la microcircolazione, la flebologia. Ciò spinge gli studiosi ad approfondire questioni di dettaglio del tutto secondarie e perdere di vista i problemi fondamentali, come per esempio l'eziologia di un gran numero di malattie cardiovascolari, ancora sconosciuta...
Nell'ignoranza dell'eziologia dei mali si limita all'applicazione di rimedi funzionali o addirittura sintomatici, i quali... non hanno il valore risolutivo dell'eliminazione delle cause... «oblata causa tollitur effectum».
Ben più esplicito è Ivan Illich che nel suo volume «Nemesi Medica» (Mondadori 1977) asserisce, senza mezzi termini, che la medicina attuale dev'essere demolita, smontata, perché produce più danni che benefici. Infatti, egli dice, non ha alcun merito nella scomparsa delle grandi malattie, specie infettive, del passato; la medicina moderna, la quale non nasconde di essere divenuta anche un sistema produttivo di tipo commerciale, ha moltiplicato bensì i suoi costi da cinque a dieci volte negli ultimi dieci anni, mentre la sua produttività è rimasta invariata, quando non si è ridotta. Non c'è nessun rapporto tra l'aumento delle cure e l'aumento della vita media.
La medicina, dice pure lllich, non solo non guarisce più, ma ammala e uccide: negli USA sono 140 mila ogni anno le persone che muoiono per malattie provocate dal medico o dai farmaci, e 3 milioni e mezzo quelle che se ne ammalano. Nega pure l'utilità di molte vaccinazioni, mentre la pratica delle «diagnosi precoci» e dei Check-up produce artificialmente le malattie. Chi infatti è definito malato a seguito di tali diagnosi, si deteriora comunque in salute. L' Illich esprime giudizi negativi anche sugli interventi per cancro (non allungano la vita al canceroso, ma gliela rendono più dolorosa), sulla chirurgia, i cui interventi sono inutili in più della metà dei casi essendo spesso consigliati ed effettuati più per motivi di lucro che per la salute dei pazienti.
Se tuttavia qualcuno può ritenere esagerate le affermazioni di Illich, acceso contestatore di sinistra, non può essere sospettato di faziosità il Prof. Terracini, anatomopatologo dell' Università di Torino, che dice: «È singolare come la disinformazione del pubblico sia sempre a senso unico: la norma è che non siamo mai informati di qualcosa quando essa reca danno ai gruppi di potere» e John Higginson, direttore dell'Agenzia Internazionale sul Cancro: «Conosceremo purtroppo l'effetto sulla nostra salute delle migliaia di composti chimici che usiamo, soltanto in un avvenire non precisabile». Si potrebbe aggiungere che non sarà mai possibile conoscere molti di tali effetti nocivi.
E ancora Jean Rostand, accademico di Francia e grande biologo: «L'effetto del progresso terapeutico è stato quello di rinforzare il male, di alimentarne la fonte. Oggi la medicina è fornitrice di tare: si recluta essa stessa i clienti, crea individui che dovranno far ricorso ad essa. Coltiva la malattia, l'aggrava». E. Marche-san, altro biologo francese: «Chi prende delle medicine, guarisce tutte le mattine, ma si cura tutta la vita».
Il Prof. Rolleston sentenzia: «Se gettassimo tutti i medicamenti tossici al mare salveremmo l'uomo, ma saremmo responsabili della distruzione dei pesci...».
Il Prof. James Danielli, premio Nobel, ha detto che « Gli antibiotici hanno determinato danni molto superiori ai vantaggi» e i medici Cardella e Cordelli aggiungono che «sono considerati responsabili della cronicizzazione del male, di infezioni specifiche, reazioni allergiche, tossicità cellulare diretta e indiretta, e alterazioni dell'equilibrio vitaminico».

G. Ferrieri (noto giornalista de l'Europeo e con una vasta e profonda cultura medica) e A. Lodispoto (illustre studioso della medicina ortodossa e delle «altre medicine», omeopata e agopunture) pubblicarono nel 1976-77 nella rivista «Guarire Vivere» il libro «Cento modi di guarire»., successivamente riedita...
In tale libro (che è una completa e precisa enciclopedia delle cento branche dell'altra medicina) gli autori, nel primo capitolo, dopo aver riportato giudizi e opinioni di celebri personalità sull'attuale crisi della medicina, dicono tra l'altro: «L'alternativa di rifiutare la scienza ha insito il pericolo che si riporti l'uomo verso un nuovo oscurantismo: al misticismo, al ritorno al medioevalismo» e riportano l'affermazione dell'illustre neurologa Rita Levi-Montalcini: «Vedo nel catastrofismo e negli slogan antiscienza che favorisce, un pericolo anche maggiore dell'atomica, o della sovrappopolazione o della crisi d'energia».
Dopo una lunga, dotta e acuta disquisizione sulle varie medicine i due autori arrivano tra l'altro a queste affermazioni:

a) «L'ostracismo non può che andare a qualunque forma di esclusione dogmatica: tale cioè che ingigantisca una sola verità ad esclusione di tutte le altre».

b) «La medicina è una sola come anche la malattia (che ha molte specie) è concettualmente una sola. Quindi debbono considerarsi valide sia la Scienza medica tradizionale, sia le medicine alternative che abbiano dimostrato capacità guaritrici.

Lasciando da parte la modestia e la mia limitata cultura, mi permetto, facendomi forte della «Legge della Salute», nella quale credo fermamente, fare alcune semplici e chiare considerazioni: 1° Si dice «Non bisogna rifiutare la scienza», «Si pone l'alternativa: scienza si scienza no», «Negli slogan anti-scienza vi è un pericolo gravissimo» ecc.
Ma la Medicina ortodossa è proprio da considerare una vera «scienza»? Quelle strutture sanitarie che permettono ai propri operatori di servirsi della loro arte prevalentemente a scopo di lucro, senza tener conto delle esigenze della salute dei pazienti, consigliando o tollerando metodi di cura e preparati chimici che più che guarire, spesso ammalano e uccidono? Quella medicina che non ammette nel suo ambito molti metodi terapeutici, privi di effetti collaterali nocivi e di un'efficacia ripetutamente dimostrata e talora insostituibile? Che non è riuscita in tanti secoli a scoprire la vera causa delle malattie per aver trascurato, volutamente e con persistenza, le ricerche nella giusta direzione: quella delle cause psicologiche?

Che scienza è quella di una medicina che vuol guarire e prevenire le malattie senza volerne sapere le vere cause? Quella medicina che è degenerata in una fabbrica di profitti a favore dei propri operatori, con scarsissimi benefici per la salute umana?
Quindi non abbasso la vera e utile «scienza» ma quella falsa e perniciosa, qual'è oggi in molta parte diventata l'arte medica.
Rita Levi-Montalcini dovrebbe sapere che parallelamente ai pericoli della guerra nucleare, della sovrappopolazione e della crisi energetica, è già in atto il grave inquinamento e deterioramento fisico e mentale di molta parte dell'umanità a causa delle medicine chimiche, che tra l'altro sono solo sintomatiche.
L'epidemia iatrogena come denunciano con dati drammaticamente precisi ed eloquenti, I. Illich, Speciani e molti altri tra i quali gli stessi Ferrieri e Lodispoto, è così estesa da far intravvedere un gravissimo pericolo per la stessa sopravvivenza dell'umanità.
Di fronte a ciò è forse possibile non reagire, non urlare, non opporsi a una falsa «Scienza» che difende con accanimento privi-leggi personali e di corporazione e continua a impedire l'avvento di una medicina migliore? Che sbandiera, con grossolano trionfalismo, sofisticati progressi tecnici talora molto utili, ma di importanza del tutto marginale, per nascondere il totale fallimento teorico e pratico sui fondamentali problemi della salute (cause e terapie delle più gravi malattie del secolo: cancro, arteriosclerosi, artrosi, e nevrosi)?
2°Si dice che è da condannare ogni forma di esclusione dogmatica. Ma d'altra parte «La medicina è una sola come anche la malattia».
Fin dal 1970 enunciai la tesi secondo la quale tutte le malattie, escluse poche di scarsa incidenza, sono provocate da fattori negativi.
Sono già trascorsi tredici anni e sono stati accumulati elementi a prove tanto numerose e convincenti a favore di tale tesi, da poterla a buon diritto chiamare una vera e propria legge: La Legge della Salute. Si impone quindi un urgente dilemma: o tale Legge è falsa, e la medicina ufficiale ha l'obbligo di esaminarla, discuterla e confutarla, dimostrandone in modo chiaro la falsità. Ovvero tale Legge è vera (come lo è sicuramente e sfido chiunque, dal più eccelso scienziato al più modesto medico, a dimostrare che non lo è) e allora è più che lecita l'esclusione di tutte le medicine, sia ortodosse che eretiche, che non vi si adeguino.

Poiché è proprio vero che la malattie è una e semplice come è di conseguenza una e semplice la Legge della Salute. Il meccanismo delle malattie, nell'insorgenza e nel decorso, è sempre uguale, sempre lo stesso: l'indebolimento; il crollo delle difese organiche che facilita e rende possibile l'insorgenza di qualunque malattia, sia un cancro, sia un'infezione, sia un processo degenerativo o dismetabolico, sia una semplice dermatite

E poiché le condizioni psicologiche (gli stress o la felicità) sono quelle che soprattutto esaltano o deprimono le difese organiche, è facilmente comprensibile il contenuto della legge. Tutti gli altri fattori e concause influiscono solo indirettamente modificando le condizioni psicologiche dell'individuo.
Tutte le terapie debbono essere giudicate confrontandole con il solo principio della Legge della Salute.
È valida quindi ogni terapia, sia della medicina ufficiale, sia delle varie branche de l'«Altra Medicina» che abbia la capacità di influenzare positivamente l'inconscio; il quale rafforza le difese organiche e dà la guarigione.
Tale legge verrà ampiamente dimostrata nel corso del libro, col contributo di molti valorosi scienziati, e anche col criterio ex - adjuvantibus. Verranno riportati infatti numerosi casi di pazienti affetti da molte malattie, comprese quelle tumorali, cardiovascolari e artrosiche, guarite con l'ipnosi, con altre psicoterapie o con favorevoli eventi o condizioni psicologiche. Occorre infatti precisare che non è solo con l'ipnoterapia che si possono prevenire o guarire le malattie, ma con qualunque metodica capace di influenzare lo spirito consapevole o inconscio. La salute, e quindi la malattia, è infatti provocata dalla, nostra mente.
L'ipnosi verrà menzionata in questo libro, non solo come uno dei migliori mezzi di cura, ma anche come un agevole metodo di studio.
Non è tuttavia giustificato il sospetto che con l'uso dell'ipnoterapia e delle altre medicine «eretiche» si alimenti quel desiderio del magico e dell'irrazionale che è radicato nell'animo umano. Si può piuttosto affermare che queste medicine, che curano l'uomo nella sua interezza, ridandogli «razionalmente» l'equilibrio perduto, sono più scientifiche della medicina ortodossa, costruita senza alcuna base eziologica certa.
L'ipnoterapia, egli altri metodi analoghi, rendono naturali e spiegabili con razionalità scientifica anche i fenomeni magici, i cosiddetti miracoli e tutte le guarigioni straordinarie. Non si tende oggi a spiegare anche il paranormale col potere della nostra mente, ossia con l'inconscio individuale e collettivo?
Un altro risultato è quello di demitizzare il medico e di valorizzare in sua vece il nostro io, la nostra mente nella quale soltanto risiedono i poteri «magici» che ci ammalano, ma nello stesso tempo quelli che ci aiutano a mantenere la salute o a riacquistarla quando sprovvedutamente la perdiamo. Il medico infatti, come già nei primi decenni di questo secolo diceva Groddeck, «non sa niente, non può niente e deve solo limitarsi a provocare, con la sua presenza, le facoltà curative personali del paziente».
Viene così a cadere la necessità della fiducia nel proprio medico: tale fiducia dev'essere trasferita nella propria mente conscia e inconscia, nel proprio io, che è il vero responsabile e artefice della salute e del destino di ciascuno di noi.
Viene superato anche il concetto dualistico di fisico e psichico, di spirito e corpo, di materia ed energia. L'uomo è infatti corpo - spirito in intima fusione costituendo una sola entità: «l'essere». Nei corpi inanimati (ma esistono veramente le sostanze del tutto inerti?) l'atomo è l'insieme di due energie, ossia di non materia.
Questo libro non vuole essere neppure un atto di accusa contro i medici, i quali sono, specie quelli della persona, le prime vittime di questo sistema sanitario stressante e frustrante. I medici generici sono infatti tra le categorie maggiormente colpite dall'infarto del miocardio. È piuttosto un pressante invito non solo ai medici (condizionati negativamente sia all'università che durante l'esercizio professionale), ma anche a tutte le persone colte (la comprensione e lo studio delle questioni sanitarie non è né dev'essere solo prerogativa dei medici) a meditare urgentemente, con l'intelligenza scevra da preconcetti e libera da assurdi egoismi, sulle deludenti innumerevoli ricerche sperimentali effettuate per scoprire le cause delle malattie e sulla inefficacia dei metodi curativi adottati per le malattie cronico - degenerative e per il cancro.
La dimostrazione che i nostri mali derivano prevalentemente dall'infelicità, causata dal nostro errato atteggiamento mentale, ma ancor più dalla continua violenza operata sull'uomo dagli ordinamenti sociali finora sempre asserviti a un'esigua minoranza che ha sempre spadroneggiato sul resto dell'umanità, deteriorandone perfino l'ambiente, incoraggerà l'uomo stesso a eliminare o attenuare tali cause.
 
Ne deriva perciò per l'individuo il diritto - dovere (anzi la necessità scientifica, per non nuocere a sè e agli altri) di essere sano e felice e per la società l'esigenza razionale (per non trasformarsi in causa di malattia) di reggersi con giustizia e con reciproci rapporti di solidarietà e di umanità.